Ernst Ludwig Kirchner
1880-1938
Ernst Ludwig Kirchner fu uno dei fondatori del gruppo artistico «Die Brücke» (Il Ponte) e uno dei più importanti esponenti dell’espressionismo. La sua opera comprende circa 30.000 dipinti, disegni, schizzi e sculture.
Quando la paura di una persona diventa troppo grande e lo scopo della vita non solo viene minacciato, ma anche strappato via, spesso si intravede una sola via d’uscita: la morte autoinflitta. È quanto accadde a Ernst Ludwig Kirchner, che il 15 giugno 1938 si tolse la vita con un colpo di pistola su un alpeggio sopra Davos. Prima di allora, tuttavia, aveva distrutto le sue xilografie e gran parte delle sue sculture per paura dell’invasione delle truppe tedesche.
Kirchner nacque ad Aschaffenburg, in Germania, il 6 maggio 1880, ma si trasferì in Svizzera il 13 ottobre 1918. Dopo diversi ricoveri in sanatori a causa di una grave depressione e dell’abuso di sostanze stupefacenti in Germania, i suoi amici lo fecero ricoverare dal dottor Ludwig Spengler a Davos.
La prima guerra mondiale, per la quale Kirchner si arruolò volontario, scatenò la sua ansia. Il suo «Autoritratto da soldato» del 1915 era una testimonianza del suo stato d’animo interiore.
Kirchner era un pittore che riproduceva sempre l’ambiente che lo circondava nell’immediato, utilizzando l’olio, la xilografia, l’acquaforte e anche la scultura. Pertanto, la sua opera si articola in diverse fasi. In qualità di cofondatore del gruppo artistico “Die Brücke” nel 1905, rappresentò uno stile pittorico fortemente cromatico ed espressivo, i cui temi sono principalmente i cosiddetti “nudi da un quarto d’ora” nonché scene urbane di Dresda e Berlino. Con la «scoperta» della pittura en plein air, i nudi si spostarono dallo studio all’aria aperta, nel 1904 verso i laghi di Moritzburg e, dal 1908, a Fehmarn.
Dopo lo scioglimento del gruppo “Die Brücke” nel 1913, Kirchner scelse come nuovo soggetto le scene di strada berlinesi, raffigurando l’ambiente delle cocotte con pennellate decise e contorni neri. Per molto tempo, una visione critica dei gruppi emarginati della società prese il sopravvento sulla sua pittura paesaggistica paradisiaca.
Fu solo al suo ritorno in Svizzera che ritrovò la pace interiore e l’equilibrio. I suoi dipinti svizzeri degli anni Venti affascinano per le armonie cromatiche e le forme fluide.
Oltre alla pittura e all’arte grafica, l’artista, che viveva in una baita alpina, si dedicò anche alla scultura. Tuttavia, la presa del potere da parte dei nazionalsocialisti e la diffamazione di 639 delle sue opere come «arte degenerata» alimentarono nuovamente le paure del sensibile artista e lo condussero alla tragedia.