Il busto di Nefertiti – leggendario reperto egizio
È considerato uno dei più grandi tesori artistici del mondo: il busto di Nefertiti. Anche dopo oltre 3300 anni, l’immagine della regina egizia riesce ancora ad affascinare il pubblico.
Oggi possiede un’aura che va ben oltre l’archeologia. La bellezza di Nefertiti, ma anche il mito intorno alla sua persona, sono leggendari. Molte persone la considerano un idolo e una figura guida. Per la sua forte posizione nel ruolo di sovrana, è stata già definita la "prima femminista della storia".
L’influenza di Nefertiti arriva fino alla cultura pop dell’età moderna. Artiste e artisti copiarono il suo aspetto o le dedicarono brani musicali. L’originale del busto è oggi una delle grandi attrazioni di Berlino. Centinaia di migliaia di persone visitano questa opera d’arte egizia ogni anno nel Neues Museum.
Ma che cosa rende affascinante quest’opera d’arte? Per approfondire il significato di Nefertiti, di seguito verrà illustrata più da vicino la sua storia. Tra l’altro, verranno esaminate più attentamente le circostanze del ritrovamento del busto, l’enigma dell’occhio mancante e la controversia su una possibile restituzione all’Egitto.
Chi era Nefertiti? Il suo ruolo di regina e la sua leggendaria bellezza
Nefertiti era una regina dell’Antico Egitto e visse nel XIV secolo a.C. Lei e il suo consorte, il faraone Echnaton, governarono per circa 16 anni. Nefertiti era considerata una donna forte e sicura di sé, quasi pari al faraone. Inoltre, Nefertiti fu sempre ammirata anche per la sua bellezza.
Non sono disponibili informazioni complete sulle date della vita della leggendaria regina egizia. Tuttavia, alcuni dati sulla sua biografia sembrano essere certi:
- Si presume che Nefertiti sia nata circa a metà del XIV secolo a.C. Probabilmente apparteneva a una famiglia egizia dell’alta borghesia, alcune fonti parlano persino di discendenza reale. Tra i 12 e i 16 anni sposò Amenophis IV, il futuro faraone Echnaton. Dal matrimonio sarebbero nate sei figlie.
- Nel suo ruolo di consorte del re, si dice che abbia avuto una grande influenza sulla politica e sulla religione. Si dice che fosse quasi pari a suo marito e che lo sostenesse attivamente nel suo regno. L’ipotesi che Nefertiti avesse una posizione di potere quasi pari a quella di Echnaton è sostenuta da numerose raffigurazioni su artefatti. Così, sui rilievi fu rappresentata grande quanto il faraone, il che indica una parità formale con suo marito. Inoltre, sono state trovate diverse opere d’arte in cui viene mostrata mentre sconfigge i suoi nemici in conflitti bellici.
- Che cosa accadde a Nefertiti dopo la morte di Echnaton non è definitivamente chiarito. Vi sono però indizi che sopravvisse al faraone e forse governò da sola per alcuni anni. Quando e in quali circostanze sia morta, tuttavia, non è chiaro.
- Nefertiti non è però venerata solo per la sua forte personalità. Era considerata anche una donna molto attraente. Lo suggerisce già il suo nome, che viene tradotto con "La bella è arrivata" oppure anche "La bella che viene". L’immagine che oggi abbiamo della regina si basa non da ultimo sul busto di Nefertiti. I suoi tratti del viso sono resi nella scultura quasi simmetricamente. Con i suoi zigomi alti, la pelle senza rughe, il naso stretto e le labbra piene, corrisponde a un ideale di bellezza senza tempo e ricorrente. Il fatto che il busto mostri molto probabilmente la regina in forma fortemente idealizzata ha qui poca importanza.
- Ma non solo il busto di Nefertiti, anche diverse tradizioni contribuiscono al mito della "Bella Regina". Si dice infatti che dedicasse diverse ore al giorno al bagno, alla cura del corpo e al trucco. Anche il busto permette di trarre conclusioni su quanta importanza attribuisse al suo aspetto. Qui è rappresentata con un trucco elegante, con labbra rosse, kajal intorno agli occhi e sopracciglia disegnate perfettamente.
Perché il busto di Nefertiti ha solo un occhio?
Il busto di Nefertiti non avrebbe mai posseduto due occhi. La scultura sarebbe servita nello studio dello scultore Thutmosis solo come modello e per questo non fu completata. Così recita almeno una delle teorie più diffuse sul misterioso tratto distintivo di Nefertiti – l’occhio sinistro mancante.
Una delle caratteristiche più evidenti del busto è la differenza tra l’occhio destro e quello sinistro. L’occhio destro è costituito da un cristallo di rocca, fissato con cera d’api. L’orbita sinistra, invece, è vuota. Esistono diverse teorie sul motivo. L’archeologo Ludwig Borchardt, sotto la cui direzione il busto fu trovato nel 1912, aveva supposto che non fosse mai previsto un occhio sinistro. Nel suo diario scrisse che durante gli scavi non fu trovato alcun inserto per l’occhio sinistro. Inoltre, nell’orbita non sarebbe apparentemente rimasto alcun legante con cui un occhio avrebbe potuto essere fissato. Pertanto, in generale si presume che lo scultore Thutmosis non completò intenzionalmente il busto. Esso avrebbe dovuto servire come oggetto dimostrativo su cui si poteva illustrare il processo di produzione. Forse però era anche pensato come modello per altri busti.
Questa spiegazione è già stata più volte messa in discussione. Si dice infatti che il busto di Nefertiti potesse essere originariamente completo dal punto di vista anatomico. Probabilmente l’occhio sinistro semplicemente cadde prima o poi. Anche una rimozione violenta del cristallo di rocca è ritenuta possibile. Circolano anche speculazioni secondo le quali Nefertiti sarebbe caduta in disgrazia e il busto perciò non sarebbe stato completato.
Altre teorie arrivano persino a supporre che il busto mostri la regina così come appariva realmente. Forse aveva una malattia agli occhi o addirittura non aveva mai posseduto un occhio sinistro. La questione del perché Nefertiti abbia un solo occhio probabilmente non potrà mai essere chiarita definitivamente. Resta però il fatto che l’occhio mancante contribuisce ancora oggi in modo significativo al mito intorno alla regina Nefertiti.
Luogo del ritrovamento, età e materiale del busto di Nefertiti
All’inizio del XX secolo, il regno del faraone Echnaton era al centro di molte ricerche egittologiche. Scienziati da tutto il mondo si interessavano sia alla sua concezione religiosa monoteistica sia all’artigianato artistico di quell’epoca. Anche in Germania vi erano tentativi di impegnarsi in questo campo di ricerca.
Alla fine dell’anno 1911 poté finalmente iniziare una grande campagna di scavi sotto la direzione dell’egittologo tedesco Ludwig Borchardt (1863 – 1938). Questa fu finanziata dall’imprenditore e mecenate berlinese James Simon ed era ufficialmente autorizzata dalle autorità egiziane.
- Il luogo del ritrovamento: Gli scavi di Borchardt e del suo team si concentrarono sul sito di Tell el-Amarna nel Medio Egitto. Echnaton aveva fatto costruire qui intorno al 1350 a.C. la sua nuova capitale con il nome di "Achet-Aton". Nel 1912 i ricercatori si imbatterono tra le rovine in un edificio che presto si sarebbe rivelato essere lo studio dello scultore Thutmosis. Il 6 dicembre vi trovarono, accanto a molte altre opere d’arte come teste-ritratto del re e della sua famiglia, anche il busto della regina Nefertiti.
- Il materiale: Il busto di Nefertiti pesa circa 20 kg ed è alto ca. 50 cm. Tuttavia, non fu creato da un unico pezzo, ma nacque in più fasi di lavoro. Lo dimostrano indagini dell’opera d’arte con un tomografo computerizzato. Secondo queste indagini, lo scultore Thutmosis realizzò inizialmente una forma di base in calcare. Su questo abbozzo modellò poi con il gesso tutti i dettagli del viso e la corona della regina. In un ultimo passaggio dipinse il busto con colori vivaci. A tal fine usò diversi materiali come polvere di vetro colorata, carbone o calce. Solo per l’occhio destro non scelse alcun colore, ma inserì come pupilla un cristallo di rocca levigato, fissato con cera d’api.
- La datazione: Oggi si presume che il busto sia stato creato intorno al 1340 a.C. Quando fu scoperto nel 1912, aveva quindi probabilmente ca. 3250 anni. Un’indicazione affidabile dell’età del busto non è tuttavia possibile. Di solito, per l’esame dell’età viene applicato il metodo C-14. Per questa tecnica, però, sulla scultura è presente troppo poco materiale organico, necessario per questo procedimento.
Il busto della regina Nefertiti – capolavoro dell’arte egizia
Quando l’egittologo Ludwig Borchardt si imbatté nel busto di Nefertiti, seppe di aver fatto un ritrovamento davvero speciale. Nella sua documentazione scritta degli scavi lo definì l’"opera d’arte egizia più vitale". Il ritratto policromo sarebbe "il più fine e il più accuratamente elaborato" che conoscesse. In effetti, il busto rappresenta un esempio straordinario della precisa maestria artigianale dell’Antico Egitto. Inoltre, questa scultura a grandezza naturale possiede uno status del tutto particolare sia dal punto di vista archeologico sia da quello estetico.
Già Borchardt richiamò nelle sue annotazioni l’attenzione sullo stato eccezionale dell’artefatto. Sia la forma in pietra o gesso sia i colori sono conservati in modo sorprendentemente buono. La scultura presenta certamente alcuni danni, come per esempio piccole rotture alle orecchie, scheggiature sulla spalla o graffi sul viso. Nel complesso, però, è conservata meglio di molti altri reperti di oltre 3000 anni.
Al perfetto stato di conservazione si può anche ricondurre il fatto che il busto di Nefertiti eserciti ancora oggi un effetto incomparabile sugli osservatori. Il sorriso delicato, la pelle uniforme e i singoli peli delle sopracciglia lavorati con precisione la fanno sembrare quasi viva. Con il suo sguardo fiero irradia eleganza, ma anche forza. La grande corona blu con la fascia dorata sulla fronte sottolinea la sua autorità e dignità. Con queste caratteristiche, ancora oggi suscita stupore nel pubblico.
Nefertiti deve essere restituita all’Egitto?
L’originale del busto della regina Nefertiti appartiene oggi alla collezione della Stiftung Preußischer Kulturbesitz ed è l’attrazione indiscussa del Neues Museum di Berlino. Tuttavia, si levano ripetutamente voci che chiedono una restituzione del busto all’Egitto. Una tale restituzione, però, attualmente non è perseguita ufficialmente né dal governo egiziano né dalla parte tedesca.
Indubbiamente, il busto di Nefertiti rappresenta un importante patrimonio della cultura egizia. In tal senso, una richiesta di restituzione allo Stato nordafricano appare in linea di principio non ingiustificata. La Stiftung Preußischer Kulturbesitz non vede però alcun motivo per soddisfarla, poiché, a suo parere, tutto si svolse legalmente sia durante lo scavo sia nella divisione dei reperti e nella loro esportazione.
Come il busto arrivò a Berlino
All’inizio del XX secolo, una partecipazione di Paesi europei agli scavi in Egitto era assolutamente abituale. Gli europei disponevano dei mezzi finanziari necessari per gli scavi, che agli egiziani mancavano in quel periodo. Con gli archeologi stranieri fu concordato che sempre una metà dei reperti dovesse rimanere in Egitto. Nella divisione si doveva tenere conto anche dell’importanza archeologica dei pezzi. Secondo queste disposizioni, così sarebbe avvenuto anche nella campagna di scavi diretta da Ludwig Borchardt dal 1911 al 1913.
Esistono però anche voci secondo cui egli dichiarò falsamente il busto come semplice "lavoro in gesso". In questo modo voleva ridurre l’interesse per esso, poiché i lavori in pietra erano considerati molto più preziosi e scientificamente più interessanti. Questo inganno avrebbe reso possibile che il busto passasse nella proprietà di James Simon, il finanziatore degli scavi.
Nel 1920 questi cedette poi tutti i reperti di Tell-el-Armana al museo di Berlino – tra cui anche il busto di Nefertiti. Per i tedeschi, quindi, ancora oggi non vi è alcun dubbio che il trasferimento del busto a Berlino si sia svolto legalmente.
Il dominio coloniale non permise una libera decisione dell’Egitto
Che il processo all’epoca si sia svolto in questo modo non viene per lo più messo in discussione dai sostenitori di una restituzione. Le richieste di restituzione vengono piuttosto motivate dal fatto che l’insieme delle condizioni politiche che regnavano in Egitto in quel periodo non consentiva una distribuzione equa dei reperti di scavo. Così l’Egitto era allora sotto dominio britannico e l’amministrazione delle antichità, responsabile della divisione, si trovava in mani francesi. Anche la legge che regolava le cooperazioni con le missioni di scavo europee era nata nelle condizioni del colonialismo. Uno Stato libero e autonomo avrebbe senza dubbio condotto diversamente le trattative sui reperti.
In effetti, vi furono già due tentativi di riportare il busto di Nefertiti in Egitto. Nel 1930 fallì per la resistenza della popolazione tedesca, nel 1933 Adolf Hitler impedì l’esportazione dell’importante artefatto. Nonostante tutte le critiche, attualmente non si svolgono trattative concrete su una restituzione. Archeologhe e archeologi mettono persino in guardia contro di essa. La scultura in pietra sarebbe così fragile da poter forse non sopravvivere affatto a un trasporto.