Michelangelo e da Vinci – il duello dei geni del Rinascimento
Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti – due artisti brillanti che influenzarono entrambi in modo decisivo l’arte del Rinascimento. All’inizio del XVI secolo si incontrarono a Firenze, dopodiché si sviluppò presto una rivalità appassionata. Questa raggiunse il suo culmine in una commissione per affreschi nel Palazzo Vecchio fiorentino. Alla fine, però, ci furono solo perdenti.
Il contesto storico: Firenze in trasformazione
Sia Michelangelo sia da Vinci si erano già fatti un nome a cavallo tra il XV e il XVI secolo e avevano assunto prestigiose commissioni pubbliche. Firenze era in quel periodo un terreno eccezionalmente favorevole per le arti visive. Le cittadine e i cittadini della città avevano appena posto fine sia al dominio sia alla vita di Girolamo Savonarola, un riformatore della Chiesa radicale e tirannico. Subito dopo, Firenze fu dichiarata città-stato indipendente.
Il nuovo governo della repubblica era straordinariamente ben disposto verso le arti visive, poiché aveva riconosciuto il grande potere che esse racchiudevano. Voleva utilizzare architettura, pittura e scultura per promuovere tra la popolazione l’accettazione delle proprie azioni e delle proprie idee. In questo contesto furono assegnate numerose commissioni ad artisti visivi e Firenze fu trasformata in un centro dell’arte.
Anche Michelangelo e da Vinci trassero beneficio da queste circostanze. Di seguito si esaminerà come a Firenze si arrivò alla rivalità oggi leggendaria tra da Vinci e Michelangelo. Verranno considerati più da vicino i loro caratteri molto opposti, il confronto diretto nell’anno 1504 e le conseguenze degli eventi per la storia dell’arte.
Michelangelo e da Vinci – due caratteri estremamente diversi
Michelangelo e da Vinci appartenevano già in vita agli artisti più richiesti d’Europa. Oltre a ciò, però, avevano poco in comune. Rappresentavano concezioni dell’arte fondamentalmente diverse e si distinguevano chiaramente l’uno dall’altro anche per carattere. Nella rivalità tra da Vinci e Michelangelo si rivelò un duello tra generazioni artistiche.
Leonardo da Vinci – il genio universale del Rinascimento
Leonardo da Vinci (1452 – 1519) era l’incarnazione dell’artista del Rinascimento. Questo valeva sia per il suo atteggiamento intellettuale sia per il suo stile pittorico. Era considerato un erudito universale scientifico. Come ingegnere visionario, architetto e filosofo naturale, fece ricerche e sviluppò idee in numerosi campi. Allo stesso tempo possedeva anche un grande talento artistico. Arte e scienza, secondo lui, non si escludevano a vicenda. Piuttosto considerava entrambe le discipline come un’unità e come espressione della creatività e della produttività umane. Così lasciava confluire anche le sue conoscenze scientifiche nella sua creazione artistica.
Così come analizzava la natura e i suoi fenomeni nei suoi studi, li portava anche sulla tela. Dava grande importanza a una rappresentazione anatomicamente corretta e dettagliata dei suoi soggetti. Inoltre sviluppò la pittura sfumato, nella quale i contorni degli oggetti dell’immagine si sfumano molto leggermente e le transizioni cromatiche appaiono molto fluide. In questo modo cercava di imitare la percezione dell’occhio umano e di creare profondità spaziale.
Considerava la pittura la regina di tutte le arti. La scultura, invece, la riteneva più un mestiere che una vera forma d’arte. Anche se egli stesso creò alcune sculture, derideva pubblicamente gli scultori. Il loro lavoro sarebbe sporco e poco intellettuale.
Nonostante tutta la sua genialità scientifica e artistica, Leonardo da Vinci era inoltre considerato un contemporaneo molto affabile e popolare. Si dice che fosse di bell’aspetto ed eloquente e che indossasse sempre abiti eleganti, probabilmente anche stravaganti. Era considerato uno spirito raffinato e godeva di un’elevata considerazione sociale.
Michelangelo – l’ambizioso lavoratore dell’arte
Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564) possedeva anch’egli una molteplice capacità artistica. La sua disciplina principale era la scultura, ma seppe distinguersi anche come pittore, architetto e poeta.
A cavallo tra il XV e il XVI secolo Michelangelo aveva già assunto diverse importanti commissioni pubbliche, tra cui la Pietà (1499) e la sua scultura David, che completò nel 1504. Con quest’ultima gli riuscì il salto nella prima fila degli artisti visivi di Firenze. La sua potente rappresentazione del giovane uomo impavido, che vinse contro il Goliath apparentemente soverchiante, corrispondeva esattamente all’idea dei fiorentini. La scultura divenne un simbolo della forza di resistenza della piccola Repubblica di Firenze appena fondata.
Anche se Michelangelo più tardi si dedicò anche ad altre arti, in fondo si considerò sempre soltanto uno scultore. Per le sue sculture spesso monumentali faticava spesso fino all’esaurimento fisico e mentale. Con martello e scalpello cercava di "liberare" dalla pietra la forma desiderata. Era spinto da una tensione incontenibile verso la perfezione – e dalla convinzione di seguire una vocazione spirituale. Si vedeva come uno strumento che doveva rendere visibile la creazione di Dio.
Michelangelo si era consacrato all’arte con corpo e anima e perciò era considerato un solitario. A causa della sua ossessione per l’arte, veniva descritto come difficile nei rapporti. Questo valeva anche per la sua attività professionale. Si dice che fosse così convinto della sua visione artistica da non essere disposto a scendere a compromessi. Così sarebbe accaduto più di una volta che si scontrasse con i committenti, perché non riusciva ad accordarsi con loro sull’esecuzione delle sue opere.
Due affreschi per il Palazzo Vecchio – culmine della rivalità tra da Vinci e Michelangelo
Quando da Vinci e Michelangelo all’inizio del XVI secolo furono incaricati degli affreschi per il Palazzo Vecchio, le tensioni tra i due erano quasi inevitabili. Due artisti di successo e sicuri di sé, provenienti da discipline diverse, dovevano lavorare allo stesso progetto artistico. Non potevano che nascere attriti. La rivalità tra i due, però, si era già profilata negli anni precedenti.
Da tempo c’era tensione tra da Vinci e Michelangelo
Già prima del 1504 si sarebbero verificati diversi episodi in cui i due si erano scontrati. Si dice che Michelangelo abbia preso in giro da Vinci per la prima volta a causa del monumento Forza. Da Vinci aveva ricevuto nel 1482 la commissione di creare, in onore del principe Francesco Forza, la più grande statua equestre del mondo, ma fallì. Un primo progetto non poté essere realizzato per ragioni di statica. Anche un secondo progetto non fu realizzato perché non erano disponibili le grandi quantità di bronzo necessarie. Michelangelo prese apparentemente questo progetto fallito più di una volta come occasione per deridere pubblicamente da Vinci.
Intorno a "David" si accese un ulteriore conflitto
Un’altra volta l’animosità reciproca emerse apertamente nel 1503. Questa volta il conflitto divampò intorno alla scultura del David, che Michelangelo aveva creato per la giovane Repubblica di Firenze. Per essa bisognava trovare un luogo in cui collocarla. La decisione spettava a una giuria, alla quale apparteneva anche Leonardo da Vinci.
Già in precedenza da Vinci si era espresso in modo sprezzante sull’esposizione pubblica della scultura di Michelangelo. Criticava soprattutto la rappresentazione nuda di David. Con un misto di gelosia e disprezzo, sostenne che la scultura dovesse essere collocata nella Loggia dei Lanzi. Qui sarebbe stata solo un’opera tra molte altre. Ma la sua proposta fu respinta. Invece, David ricevette una posizione di rilievo davanti al Palazzo della Signoria.
Nel Palazzo Vecchio doveva arrivare lo showdown
La rivalità tra Leonardo da Vinci e Michelangelo raggiunse il suo culmine nel 1504. In quell’anno si profilò una competizione artistica diretta tra i due geni del Rinascimento.
Un anno prima da Vinci aveva ricevuto personalmente dal capo del governo Piero Soderini l’incarico di decorare pittoricamente un’enorme sala nel Palazzo Vecchio. Qui doveva riunirsi il parlamento cittadino di Firenze, composto da 500 membri. Per il prestigioso progetto da Vinci ricevette precise indicazioni di contenuto. Il dipinto murale doveva mostrare la battaglia di Anghiari del 1440, nella quale i fiorentini sconfissero i milanesi.
A quanto pare, però, Soderini era dell’opinione che la concorrenza potesse vivacizzare l’attività. Così circa un anno dopo commissionò un altro affresco per la sala rappresentativa – questa volta a Michelangelo. Il soggetto del suo dipinto doveva essere la vittoria nella battaglia decisiva del 29 luglio 1364 nella guerra tra Firenze e Pisa. Questo affresco doveva essere realizzato nella sala esattamente di fronte all’opera progettata da da Vinci. Ciò significava che i due grandi egocentrici del Rinascimento avrebbero dovuto lavorare insieme in una stanza. Ma non si arrivò a tanto.
Quando Michelangelo accettò l’offerta, da Vinci aveva già iniziato il suo dipinto murale. Michelangelo, da parte sua, lavorò inizialmente in una bottega fuori dal Palazzo Vecchio. Ma il fatto che Michelangelo, come giovane scultore che non era ancora emerso in modo significativo come pittore, sfidasse Leonardo da Vinci nel suo settore specialistico, la pittura, fu per quest’ultimo niente meno che un affronto.
Perché i dipinti monumentali nel Palazzo Vecchio rimasero incompiuti?
Ma il presunto grande duello dei due artisti si concluse alla fine in modo piuttosto poco spettacolare. Un confronto diretto in una competizione pittorica nel Palazzo Vecchio non doveva mai avvenire. Peggio ancora: nessuno dei due affreschi fu mai completato.
Leonardo da Vinci fallì per gli alti obiettivi che si era posto. Voleva impressionare con i colori straordinariamente luminosi del suo affresco e sviluppò per questo una nuova tecnica pittorica con olio e pigmenti. Ma la sua nuova miscela di colori si rivelò impraticabile, perché asciugava male e si sbavava. Di fronte al suo fallimento, si ritirò da questa commissione, lasciò Firenze e si dedicò a Roma a nuovi compiti.
Il suo grande concorrente avrebbe ora avuto tutte le possibilità di assicurarsi l’intera gloria. Ma Michelangelo, da parte sua, con il suo quadro di battaglia non andò nemmeno oltre un progetto. Subito dopo da Vinci, anche lui interruppe il lavoro sul dipinto murale. Nulla si sa delle sue motivazioni. Forse senza la presenza di da Vinci gli mancava la sfida, oppure aveva già in vista nuovi incarichi. Della grande competizione artistica oggi sono rimasti solo alcuni disegni preparatori di da Vinci e copie degli schizzi di Michelangelo.
Michelangelo vs. da Vinci – esempio emblematico del Paragone
Uno scultore e un pittore competono per l’affresco perfetto – così la faida tra da Vinci e Michelangelo è un esempio paradigmatico di un dibattito di principio all’interno delle arti visive. A chi spetta il primato tra le arti – alla pittura o alla scultura?
Nella disputa nota anche come "Paragone", da molti secoli si discute appassionatamente su quale forma d’arte sia la più importante e superiore. È la pittura, la scultura o l’architettura la forma d’arte perfetta? O forse invece musica, danza, retorica o letteratura? Discussioni e teorie al riguardo esistono fin dall’antichità.
Già Aristoteles aveva formulato il criterio in base al quale tutte le arti avrebbero dovuto essere misurate: l’obiettivo comune di tutte le arti sarebbe l’imitazione della natura il più perfetta possibile. Da quanto bene una disciplina riuscisse in questo, si potevano dedurre la sua perfezione e quindi la sua posizione nella gerarchia delle arti.
Nel Rinascimento la competizione si concentrò soprattutto sul rapporto tra pittura e scultura. Così i rappresentanti della pittura portarono in campo, tra gli altri, i seguenti argomenti:
- La pittura è più antica della scultura.
- La pittura può imitare la natura in modo più perfetto della scultura.
- La pittura è la tecnica più difficile, che richiede capacità maggiori, per esempio nella rappresentazione di luce, ombra e profondità spaziale.
- Un pittore o una pittrice può creare atmosfere particolari attraverso colore e prospettiva, cosa che scultrici e scultori non possono realizzare.
- Una scultura dipende dall’illuminazione esterna, mentre la pittura porta la luce in sé.
Le scultrici e gli scultori contrapponevano tra gli altri i seguenti punti:
- La scultura crea attraverso la sua materialità una vera vicinanza alla natura ("verità"), mentre la pittura mostra solo illusioni ingannevoli ("menzogna").
- Grazie alla grande forza rappresentativa delle sculture, esse sono di grande utilità per lo Stato e la Chiesa.
- Una scultura si rivolge a più sensi rispetto ai dipinti.
- Grazie alla tridimensionalità delle sculture, queste sono superiori al dipinto.
- Le sculture sono più durevoli grazie al materiale robusto.
Fino a oggi né la pittura né la scultura si sono potute individuare come "vincitrice" della competizione tra le arti. Nella storia dell’arte ci furono però diversi tentativi di comporre o attenuare la disputa.
Ancora nel Rinascimento il pittore e teorico dell’arte Giorgio Vasari (1511 – 1574) riprese la questione del primato tra le arti. Cercò allora di mettere in evidenza i loro elementi comuni. Pittura, scultura e architettura non sarebbero poi così diverse, ma avrebbero un denominatore comune – il disegno. Esso sta all’inizio di ogni opera di tutte e tre le discipline. Perciò non vide neppure una vera concorrenza tra le arti visive e le riunì sotto il concetto di "Arti del Disegno".
Nel 1766 anche Gotthold Ephraim Lessing (1729 – 1781) si dedicò a questo tema nella sua opera "Laocoonte: Ovvero sui confini della pittura e della poesia". In questo scritto elaborò le differenze fondamentali tra le arti. In questo contesto stabilì che in fondo esse non erano comparabili tra loro e tolse così, a suo giudizio, ogni fondamento al Paragone.
Michelangelo e da Vinci divennero icone del Rinascimento – anche senza gli affreschi nel Palazzio Vecchio
La commissione per la decorazione pittorica del Palazzio Vecchio non divenne per Leonardo da Vinci né per Michelangelo un momento culminante della loro carriera. Entrambi si ritirarono dal progetto senza clamore. Del grande "duello dei giganti del Rinascimento" è rimasto poco. Oggi solo alcuni schizzi, progetti e documenti scritti testimoniano gli affreschi monumentali progettati. Di un "vincitore" in questa competizione, quindi, si può parlare a malapena.
Ma senza dubbio Leonardo da Vinci e Michelangelo sono oggi considerati allo stesso modo grandi geni del Rinascimento. La storia dell’arte deve a entrambi numerosi capolavori della pittura e della scultura. Così Leonardo da Vinci creò con la "Mona Lisa" probabilmente il dipinto più famoso di tutti i tempi. Ma anche altre opere come "L’uomo vitruviano", "L’ultima cena" o "Salvator Mundi" costituiscono vertici della pittura e del disegno.
Non meno significativo è il lascito di Michelangelo Buonarroti. Così, con il suo David, gli riuscì una scultura allora ritenuta impossibile. Ugualmente imponenti e famosi sono gli affreschi del soffitto della Cappella Sistina a Roma, che completò nel 1512. Dalla rivalità tra Michelangelo e da Vinci all’inizio del XVI secolo può anche non essere emerso alcun vincitore. Ma con il loro talento unico, la loro creatività e la loro ambizione, entrambi crearono importanti pietre miliari della storia dell’arte.