Secessione viennese – I pionieri dell’avanguardia austriaca

Secessione viennese – I pionieri dell’avanguardia austriaca

Autore: ars mundi, Data di pubblicazione: 03/2022, Tempo di lettura: 3 minuti

"A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà": così recitava il motto della "Secessione viennese" – quell’associazione di artisti che alla svolta del XX secolo avrebbe influenzato in modo duraturo non solo l’arte in Austria, ma in tutta Europa. Circa 50 artisti, architetti e designer si erano riuniti nel 1897 a Vienna per contrapporre all’establishment conservatore una concezione moderna dell’arte. Progettarono un rinnovamento radicale, che avrebbe dovuto rendere l’arte di Vienna progressiva, coraggiosa e aperta a tutti gli stili e sviluppi.

Un appello per un pensiero moderno nell’arte

Alla svolta dal XIX al XX secolo l’arte si trovava in molti paesi d’Europa in una fase di rinnovamento. In molti luoghi nacquero associazioni di artisti che volevano rompere con la concezione tradizionale delle arti figurative. Così anche in Austria. Qui in quel periodo la conservatrice "Genossenschaft der bildenden Künstler Wiens" aveva dettato in modo determinante le linee guida per la politica artistica. Ma molti giovani artisti viennesi non potevano far nulla con la concezione dell’arte fortemente accademica e legata allo storicismo della "Genossenschaft" e non si sentivano più rappresentati - in particolare nelle mostre. Come reazione, il 3 aprile 1897 circa 50 artisti, architetti e designer progressisti, tra cui Gustav Klimt, Koloman Moser, Otto Wagner, Josef Hoffmann, Joseph Maria Olbrich e Carl Moll, fondarono un’associazione artistica indipendente con il nome di "Secessione viennese". Il loro obiettivo era una politica artistica moderna, che tenesse conto sia dell’avanguardia del proprio paese sia degli artisti internazionali. Come modello guida servì loro lo Jugendstil.

Lo "stile della Secessione" – Jugendstil all’austriaca

Dal punto di vista stilistico, i secessionisti viennesi si sentivano legati allo Jugendstil, sempre più popolare nell’Europa di fine secolo. Caratteristica di questo movimento era l’idea dell’unità di arti figurative, architettura, artigianato e design. L’arte non doveva più svolgersi solo nei musei, ma essere onnipresente nella vita quotidiana delle persone. Il concetto ebbe origine nel movimento britannico "Arts and Crafts". Si puntava su un’alta qualità e si guardava criticamente alla produzione di massa, resa possibile dall’industrializzazione. Il modo di progettare dello Jugendstil era moderno e aperto, al tempo stesso la natura tornava al centro come modello. Le caratteristiche tipiche erano motivi floreali e ornamenti, inoltre sia linee fluide sia decorazioni geometriche e astratte. Questi elementi compositivi furono applicati ai generi più diversi – a dipinti e sculture così come all’architettura, ai mobili, ai gioielli o agli oggetti in vetro. Grazie alla forte impronta dello Jugendstil data dalla Secessione viennese, questo modo di progettare in Austria venne presto chiamato anche solo "stile della Secessione". Inoltre, in seguito alle vivaci attività della Secessione, Vienna si sviluppò in pochi anni in un centro europeo dello Jugendstil.

Tappeto Klimt

Un’infrastruttura per il moderno: una casa espositiva, una rivista d’arte e tantissime mostre

Dopo la loro fondazione, i secessionisti si misero subito al lavoro. Già nel 1898 furono poste le prime importanti basi: si organizzò la prima mostra di gruppo a Vienna, una propria casa espositiva fu costruita secondo i progetti dell’architetto Joseph Maria Olbrich e apparve per la prima volta la rivista d’arte "Ver Sacrum", che divenne l’organo centrale della Secessione. Qui non furono pubblicati solo contributi di rappresentanti dello Jugendstil viennese, ma anche di poeti e letterati d’avanguardia provenienti dall’interno e dall’estero. Il fulcro del lavoro dei secessionisti però risiedeva nell’organizzazione di mostre – sia con la partecipazione di artisti nazionali sia stranieri. Così nel 1900 presentarono per la prima volta al grande pubblico il movimento inglese "Arts and Crafts". Seguirono mostre, tra l’altro, sull’arte giapponese antica o sugli impressionisti francesi. Tra gli eventi ancora oggi più noti rientra la "Mostra Beethoven" del 1902. Per il grande compositore Josef Hoffmann aveva concepito una – oggi si direbbe probabilmente – rassegna multimediale, con dipinti, mosaici, rilievi, sculture e mobili di 20 artisti della Secessione. In questo contesto furono mostrati sia il celebre Fregio di Beethoven di Gustav Klimt, lungo 34 metri, sia la scultura di Beethoven di Max Klinger.

1905: scissione della Secessione viennese

Nella sua forma originaria la Secessione viennese durò solo fino al 1905. In quell’anno numerosi artisti e architetti, tra cui Gustav Klimt, Koloman Moser e Carl Moll, lasciarono l’associazione di artisti che in parte avevano essi stessi contribuito a fondare. Determinanti per la rottura sarebbero state divergenze di opinione sull’orientamento artistico, sebbene le indicazioni sui motivi concreti differiscano a seconda della fonte. A volte viene citato lo stile percepito come troppo naturalistico, altre volte si sarebbe trattato della questione di quale ruolo dovesse svolgere l’artigianato artistico nel concetto della Secessione. Per la Secessione viennese l’ondata di uscite fu una grande perdita. I secessionisti dissidenti fondarono dopo la separazione una nuova comunità artistica, che divenne nota con il nome di "Gruppo Klimt" e lavorò a sua volta con grandissimo successo, tra l’altro con Egon Schiele e Oskar Kokoschka.

Egon Schiele: quadro "Case con biancheria colorata (Sobborgo II)"

Lo spirito della Secessione viennese vive ancora oggi. La "Vereinigung bildender KünstlerInnen Wiener Secession" sta pienamente nella tradizione della leggendaria predecessora e gestisce nella vecchia sede della Secessione viennese una casa espositiva per l’arte contemporanea di rango mondiale. Come allora, anche oggi la casa è ancora indipendente e dedicata esclusivamente all’avanguardia artistica. In 10-15 mostre all’anno si vuole qui dare spazio agli sviluppi attualmente rilevanti dell’arte internazionale e austriaca. Tra le artiste e gli artisti che negli ultimi decenni sono stati mostrati qui vi sono stati, tra gli altri, Peter Doig, Ed Ruscha, Anthea Hamilton, Nicole Eisenman, James Lee Byars, Sarah Lucas, Thomas Hirschhorn e Albert Oehlen.

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