Pop Art: Quando la cultura quotidiana diventò arte

Pop Art: Quando la cultura quotidiana diventò arte

Autore: ars mundi, Data di pubblicazione: 05/2023, Tempo di lettura: 6 minuti

Colorata, sgargiante e senza rispetto per l'establishment artistico: dalla fine degli anni Cinquanta la Pop Art mise sottosopra il mondo dell'arte. Le sue artiste e i suoi artisti misero in discussione quasi tutti i parametri delle belle arti – dai motivi e dai temi, passando per lo stile e l'estetica, fino al ruolo e alla funzione dell'arte all'interno della società. Cercavano i loro motivi e la loro ispirazione prevalentemente nelle cose della vita quotidiana come contenuti mediatici, pubblicità, fumetti o articoli di consumo. Dalla Pop Art nacquero numerose opere famose, per esempio la scultura LOVE di Robert Indiana, gli omaggi ai fumetti di Roy Lichtenstein e le serigrafie di Andy Warhol di Marilyn Monroe nonché la sua leggendaria "Campbell’s Soup Can".

Lo stile rivoluzionario della Pop Art si estese anche a molti ambiti al di fuori dell'arte e si sviluppò in una sorta di nuova lingua universale per la progettazione. Sia nella moda, nella grafica e nell'illustrazione, nel design e in molti altri ambiti della cultura pop degli anni Sessanta si ritrovarono gli influssi della Pop Art. All'inizio degli anni Settanta il suo periodo di massimo splendore era finito, ma il suo spirito continuò a esercitare a lungo il suo effetto. Per molte artiste e molti artisti questa epoca, con la sua estetica innovativa, fu ancora decenni più tardi una grande fonte di ispirazione. Così, per esempio, nelle opere di Keith Haring, Jean Basquiat, Nikki de Saint-Phalle, James Rizzi, Jeff Koons o Mr. Brainwash si possono rintracciare le tracce della Pop Art fino all'arte contemporanea.

Andy Warhol: Immagine 'Shot Orange Marilyn'

Origine in Gran Bretagna, affermazione negli USA

Le artiste e gli artisti della Pop Art e le loro opere vengono spesso visti come un fenomeno statunitense, ma le loro radici si trovano nella Gran Bretagna dei primi anni Cinquanta. In quel periodo al "Institute of Contemporary Arts" di London si riunì un gruppo di artisti con il nome "Independent Group". Questo gruppo si confrontava criticamente con le conseguenze della ripresa economica in molti paesi del mondo. Questa associazione riuniva artisti di diverse discipline. Pittrici e pittori così come scultrici e scultori vi erano rappresentati tanto quanto architette e architetti nonché curatrici e curatori – tra loro nomi come Lawrence Alloway, Richard Hamilton o Eduardo Paolozzi.

L'obiettivo del gruppo non era solo creare ed esporre arte in comunità, ma anche analizzare a livello teorico gli sviluppi nella società, come il crescente consumo e l'onnipresenza della pubblicità. In questo contesto nacquero anche le prime opere d'arte che oggi vengono considerate precorritrici della corrente artistica della Pop Art, per esempio collage di Paolozzi e Hamilton.

Un po' più tardi rispetto alle artiste e agli artisti londinesi, anche negli USA gli artisti cominciarono a cercare nuove forme espressive, temi e concetti. Dalla fine degli anni Cinquanta ripresero motivi prominenti dall'economia, dai media e dalla società e li rifletterono nei loro lavori. Tra i primi a ottenere notorietà con alcuni elementi in seguito tipici della Pop Art vi furono Robert Rauschenberg e Jasper Johns, che già alla fine degli anni Cinquanta avevano entrambi esposizioni a New York. Nel 1958 il gallerista Leo Castelli presentò dapprima Rauschenberg e poco più tardi nello stesso anno anche Johns. Poco dopo si aggiunsero molte altre artiste e molti altri artisti statunitensi della Pop Art come Robert Indiana, Andy Warhol, Mel Ramos, Tom Wesselmann, Claes Oldenburg, Francis Gill, James Rosenquist o Roy Lichtenstein, che oggi appartengono alle icone di quell'epoca.

La Pop Art imboccò una rotta completamente nuova nell'arte

Di fronte ai cambiamenti nell'economia e nella società, le artiste e gli artisti sia della Pop Art britannica sia di quella statunitense svilupparono un concetto fondamentalmente nuovo delle belle arti. Partendo dall'osservazione che commercializzazione, pubblicità, produzione di massa e mass media dominavano sempre di più la vita delle persone, volevano tematizzare questi sviluppi nelle loro opere, metterli criticamente in discussione e in un certo modo anche strumentalizzarli per sé.

L'idea era di riavvicinare l'arte alla vita quotidiana e al sentimento di vita delle persone sotto due aspetti: da un lato le ispirazioni per le opere d'arte provenivano da temi, prodotti e persone onnipresenti, dall'altro l'arte doveva riacquistare una maggiore importanza per la larga massa delle persone.

Motivo 'Love' di Robert Indiana

I motivi della Pop Art: La trivialità della vita quotidiana sotto i riflettori

Le artiste e gli artisti della Pop Art si erano posti l'obiettivo di mettere in discussione la società dei consumi e i suoi meccanismi. A tale scopo, nelle loro opere riprendevano principalmente motivi che erano simbolo dell'attualità e possedevano un'ampia diffusione ovvero un alto grado di notorietà. Vi rientravano numerosi prodotti quotidiani e contenuti dai mass media, ma anche determinati principi di progettazione e modelli di comportamento della cultura di massa. Con la pratica di porre normalissimi oggetti quotidiani al centro delle opere d'arte, la Pop Art inaugurò un cambio di paradigma nelle belle arti. Articoli apparentemente banali come barattoli di zuppa, auto, pacchetti di sigarette, pane, bottiglie di Coca-Cola o oggetti d'arredo divennero improvvisamente prominenti.

La seconda grande fonte per i motivi della Pop Art furono i mass media, soprattutto i media a stampa. Loghi di marchi, pubblicità e ritagli di giornali e riviste illustrate trovarono soprattutto nei collage nuovi contesti di significato. Anche foto di personalità note come John F. Kennedy, Janis Joplin, Elvis Presley o Marilyn Monroe vennero riprodotte nelle opere d'arte. Inoltre molti artisti e artiste della Pop Art lavoravano anche con riferimenti e omaggi a personaggi e strisce a fumetti come Donald Duck, Popeye o Mickey Mouse. La Pop Art riprese però anche generi tradizionali come ritratti o nature morte, interpretandoli tuttavia in modo fondamentalmente nuovo in una rappresentazione molto piatta e fortemente stilizzata.

Fuori dai musei – dentro la vita quotidiana: La "democratizzazione" dell'arte

La motivazione degli artisti della Pop Art a cercare i loro motivi nella vita quotidiana delle persone si basava sulla convinzione che le opere d'arte dovessero riavvicinarsi alla realtà della vita e risultare meno intellettuali ed elitarie. Le persone dovevano riconoscere se stesse e il loro ambiente nell'arte e ottenere così un accesso più facile a un ambito della cultura che altrimenti si svolgeva solo in modo un po' appartato in gallerie e musei. Dietro vi era l'idea che ci si dovesse separare definitivamente dalla tradizione a lungo coltivata di distinguere, nelle opere d'arte, tra cultura quotidiana e alta cultura. Le artiste e gli artisti della Pop Art ritenevano questo sistema del tutto superato. Puntavano a penetrare direttamente nella vita delle persone con le loro opere.

Una parte importante di questa strategia era rendere le opere d'arte accessibili a strati più ampi di acquirenti. Soprattutto attraverso una produzione seriale con l'aiuto della grafica a stampa, l'arte doveva diventare un prodotto altrettanto naturale di qualsiasi altro articolo di consumo. Nel corso di ciò furono sacrificati anche i principi, fino ad allora tenuti in grande considerazione, dell'originalità e dell'unicità di un'opera, che a lungo erano valsi come le caratteristiche distintive per eccellenza. In questo modo la Pop Art infranse diversi tabù e mise in discussione l'intero sistema artistico con tutte le sue regole e i suoi meccanismi.

Pop Art - punti retinati più grandi e più piccoli

Le caratteristiche della Pop Art: Stile e tecniche

Accanto alla nuova concezione di sé e ai motivi, la grande conquista della Pop Art consistette nella sua estetica innovativa. Essa ruppe con molti principi degli stili contemporanei e stabilì nuovi criteri.

Un aspetto essenziale delle immagini della Pop Art consisteva nel ritorno ai motivi figurativi, che soprattutto nel molto popolare Espressionismo Astratto erano stati quasi completamente banditi. Gli oggetti dell'immagine però di solito non venivano mostrati in modo realistico, ma rappresentati solo in modo stilizzato e ridotti alle loro caratteristiche e ai loro contorni essenziali.

Nella colorazione venivano impiegati colori intensi fino allo sgargiante, in particolare i colori primari rosso, blu e giallo, applicati in grandi superfici. Ulteriori caratteristiche della Pop Art erano la profondità spaziale quasi assente e – in riferimento alla grafica a stampa – punti retinati più grandi e più piccoli. In questo modo il linguaggio figurativo delle immagini della Pop Art ricordava consapevolmente le illustrazioni di fumetti e cartoni animati.

Accanto al modo di rappresentazione piuttosto freddo e astraente, le artiste e gli artisti della Pop Art lavoravano anche sempre più con citazioni e straniamenti. Così estraevano i loro motivi dai loro contesti originari e li mostravano isolati ovvero in nuovi contesti insoliti. Inoltre manipolavano spesso i loro oggetti dell'immagine e ne modificavano, nell'elaborazione artistica, il contenuto di significato.

Anche nelle tecniche l'epoca portò alcuni cambiamenti. Gli artisti della Pop Art lavoravano certo ancora spesso con pittura, disegno e scultura, ma al di là di ciò stabilirono anche tecniche nuove ovvero fino ad allora più rare come fotomontaggio, collage, assemblaggi o diverse tecniche di stampa. Questi procedimenti sostenevano con le loro caratteristiche l'estetica della Pop Art o addirittura la definivano in parte. Soprattutto la serigrafia divenne il simbolo della produzione seriale della Pop Art.

I due lati della commercializzazione nella Pop Art

Con il loro atteggiamento verso la commercializzazione, alcune artiste e alcuni artisti della Pop Art compirono un equilibrismo intellettuale. Da un lato criticavano quanto fosse diventata grande l'importanza del consumo con tutti i suoi fenomeni conseguenti. Dall'altro lato propagavano però essi stessi meccanismi che, in fondo, miravano anch'essi a una produzione seriale e a una diffusione di massa delle loro proprie opere. Soprattutto l'uso della serigrafia per realizzare grandi serie di opere identiche favorì la commercializzazione.

In particolare Andy Warhol non faceva mistero del fatto che per lui una componente essenziale della sua attività artistica consisteva anche nel successo economico. Con ciò rappresentava una posizione che a lungo era stata malvista, poiché secondo l'opinione unanime l'arte doveva servire soprattutto a un fine superiore e nobile ed essere del tutto indipendente da vincoli economici. Con il loro atteggiamento molto pragmatico e realistico, molte artiste e molti artisti della Pop Art attirarono su di sé grandi critiche e avviarono una discussione sulla commercializzazione dell'arte che continua ancora oggi.

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