Storia della pittura di paesaggio: natura e architettura al centro

Storia della pittura di paesaggio: natura e architettura al centro

Autore: ars mundi, Data di pubblicazione: 01/2024, Tempo di lettura: 4 minuti

La pittura di paesaggio si occupa di scene dalla natura e dagli spazi urbani. A differenza di molti altri temi figurativi, qui le persone non svolgono alcun ruolo o, nel migliore dei casi, un ruolo molto subordinato. Da molti secoli la pittura di paesaggio appartiene ai generi popolari. Nonostante molti cambiamenti stilistici e nuove tendenze nelle belle arti, è riuscita ad affermarsi fino a oggi.

Nella storia dell'arte la pittura di paesaggio rientra tra i generi ancora relativamente giovani. Per molto tempo i paesaggi servirono in primo luogo come sfondo per persone e le loro azioni. Solo a partire circa dal XVII secolo si può parlare di uno sviluppo verso un soggetto autonomo. Da allora si sono sviluppati diversi punti focali nei temi figurativi: tra i motivi amati rientrano paesaggi naturali come montagne, boschi o campi, ma anche parchi o giardini creati artificialmente. Rientrano ugualmente nel genere le marine, come impressioni del mare, della spiaggia, dei porti o dei laghi. Ne fanno parte anche i paesaggi culturali creati dall'uomo. Possono essere intere città o villaggi, ma anche singole costruzioni come chiese, case o anche fabbriche.

Gustav Klimt: Immagine 'Chiesa a Cassone sul Lago di Garda'

Sviluppo della pittura di paesaggio: le origini si trovano nell'Antichità

La storia della pittura di paesaggio in Europa comincia nell'Antichità. Dall'Impero Romano e dalla Grecia di quell'epoca sono noti dipinti murali nei quali sono raffigurate flora e fauna nonché topografie. Tuttavia la pittura di paesaggio antica era ancora molto lontana dai dipinti di paesaggio a noi noti. Spesso accennavano soltanto alla natura, erano fortemente stilizzati e poco ricchi di dettagli. Questa forma di rappresentazione sarebbe rimasta tale ancora per molti secoli.

Solo con l'inizio del Rinascimento le artiste e gli artisti cominciarono a integrare nelle loro opere raffigurazioni realistiche della natura. In sostanza, però, continuarono a limitare il ruolo dei paesaggi al servizio di sfondo per scene con persone. Alcune poche pittrici e alcuni pittori osarono però già in questa fase porre la natura al centro e dipingere immagini del tutto senza persone. Così Albrecht Altdorfer creò intorno al 1522 il dipinto "Paesaggio danubiano con castello di Wörth", e anche Albrecht Dürer dipinse intorno all'anno 1500 una serie di acquerelli con motivi da Nürnberg. Queste opere sarebbero tuttavia rimaste per il momento l'eccezione.

A partire dal XVII secolo il paesaggio si affermò come tema figurativo autonomo

L'arte della pittura di paesaggio compì a partire dal XVII secolo progressi significativi verso il genere autonomo. In particolare nei Paesi Bassi, in questa fase, acquisì popolarità tra gli artisti e anche presso il pubblico. Molti pittori ancora oggi noti come Peter Paul Rubens o Rembrandt van Rijn cominciarono a dedicarsi alla pittura di paesaggio.

La pittura di paesaggio nel XVIII secolo proseguì la sua marcia trionfale in tutta Europa. Il terreno ideale per tutte le forme di rappresentazioni paesaggistiche fu offerto dall'epoca del Romanticismo. Le sostenitrici e i sostenitori della pittura di paesaggio romantica vedevano nella natura uno specchio delle emozioni umane e la fonte della passione. Questa filosofia fu ripresa anche da alcune pittrici e alcuni pittori. William Turner, John Constable o Caspar David Friedrich crearono scene sontuose e opulente, nelle quali alla natura veniva attribuito molto più significato e forza simbolica che alle persone.

Anche se le composizioni figurative non di rado erano nate liberamente dalla fantasia degli artisti, le artiste e gli artisti si impegnavano in una rappresentazione il più possibile realistica dei loro oggetti figurativi. Questo sarebbe cambiato nettamente con l'Impressionismo nel XIX secolo. Le pittrici e i pittori delle immagini impressioniste non aspiravano più a una raffigurazione del loro ambiente il più possibile fedele alla natura. Piuttosto si posero l'obiettivo di riprodurre nelle loro opere le loro impressioni soggettive dell'atmosfera di un singolo momento.

Con l'Impressionismo divenne sempre più popolare anche un nuovo modo di dipingere: la pittura en plein air. Per poter trasferire sulla tela la loro percezione nel modo più non falsificato e diretto possibile, gli artisti si recavano nella natura con cavalletto e colori e lavoravano all'aperto.

Vincent van Gogh: Immagine 'Notte stellata sul Rodano'

La storia della pittura di paesaggio nel XX secolo

Anche nel XX secolo l'interesse per la pittura di paesaggio rimase alto. A cavallo del secolo molte Espressioniste e molti Espressionisti, come Emil Nolde, Ernst Ludwig Kirchner, Gabriele Münter o Paula Modersohn-Becker si dedicarono a questo genere. Nel loro linguaggio figurativo si allontanarono ancora di più da un modo di rappresentazione realistico. Le Espressioniste e gli Espressionisti non imitavano più la natura, ma volevano dare espressione al loro mondo emotivo. Per questo lavoravano con colori intensi, applicati in grandi superfici, e oggetti figurativi fortemente stilizzati con pochi dettagli.

Anche tra le Surrealiste e i Surrealisti a partire dagli anni Venti i paesaggi erano amati. Anche a loro non interessava una raffigurazione della natura. Dipingevano piuttosto scene fittizie con composizioni figurative fantastiche e simili a sogni.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel XX secolo, la pittura di paesaggio perse però per breve tempo un po' di importanza. In questa fase acquisirono popolarità stili pittorici nei quali gli oggetti figurativi concreti non svolgevano più alcun ruolo. Tra questi rientravano per esempio l'Espressionismo Astratto, l'Informale o l'Action Painting. Anche nella Pop Art le rappresentazioni paesaggistiche erano piuttosto rare. Qui al centro stavano soprattutto oggetti quotidiani, fumetti e personalità prominenti. Tuttavia vi furono alcune artiste e alcuni artisti come Alex Katz o David Hockney, che continuarono a dipingere anche scene dalla natura.

La pittura di paesaggio oggi appartiene di nuovo al repertorio stabile di molti artisti. Artiste e artisti contemporanei utilizzano l'intera gamma degli stili e presentano interpretazioni molto attuali di questo genere ricco di tradizione.

Dipinti famosi dalla storia della pittura di paesaggio

La grande importanza che la pittura di paesaggio ha nella storia si può leggere facilmente dal fatto che una moltitudine di opere particolarmente amate, note e non da ultimo anche costose appartengono a questo genere.

Già dal primo XIX secolo provengono alcuni "classici" della pittura di paesaggio. Con "Canal Grande" William Turner dipinse nel 1835 un'imponente impressione di Venezia. "Il viandante sul mare di nebbia" di Caspar David Friedrich è ancora oggi simbolo della pittura del Romanticismo e Hokusai creò con "La grande onda di Kanagawa" una delle opere probabilmente più riprodotte di tutti i tempi.

Un numero particolarmente grande di dipinti di paesaggio oggi famosi in tutto il mondo risale alla fine del XIX secolo: così "Impressione, levar del sole" di Claude Monet diede il nome a un'intera epoca, oltre 100 milioni di dollari USA furono pagati rispettivamente per "Montagne Sainte-Victoire" di Paul Cézanne, "Bosco di betulle" di Gustav Klimt e "Les Meules" di Claude Monet e Vincent van Gogh creò il suo capolavoro "Notte stellata sul Rodano". Non meno famosi sono "Ponte giapponese" di Claude Monet e le sue numerose ninfee.

Molti altri dipinti di paesaggio noti provengono dalla Modernità Classica, per esempio le suggestive marine di Emil Nolde, le vedute del porto di Max Pechstein, i paesaggi invernali di Edvard Munch o le impressioni dalle Alpi svizzere di Ernst Ludwig Kirchner. Ma anche nel XX secolo artiste e artisti famosi si occuparono della pittura di paesaggio, per esempio Gerhard Richter, Georg Baselitz o Salvador Dalí.

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